Tra SiŔlo e Mar

L'uomo vaga tra cielo e mare con il suo pensiero,l'individuo sfida spesso il cielo e il mare per il suo interminabile viaggio. Il transito tra cielo e mare avviene quando si scende, ma puo' accadere anche il contrario, che cioŔ si sale. Allora Roberto Cardone rappresenta non solo un'esperienza umana
pittorica, non solamente un essere alla ricerca dell'affermazione segnica e nello slancio dell'espressione cromatica, ma richiama anche la muta
ricerca dell'io che scandaglia lo spazio e il tempo per scoprire innanzitutto se stesso. I termini di questa ricerca dell'io, che si slancia verso il
confine impalpabile del cielo alla soglia del mare o del mare che si avviluppa con il cielo nel realismo naturalistico,si sfilano nell'infinito, si declinano
nel silenzio dell'isola.
Apparentemente potremmo assistere ad uno spettacolo di memorie, magari gradesi, peraltro Grado e' terra materna dell'artista.
E si sa quanto la lingua madre soppesi atteggiamenti e preferenze di ogni individuo.
Ma andando a scavare pi¨ in profonditÓ nella pittura di Roberto Cardone, puo' apparire nitido, che questo paesaggio non Ŕ reale, che questa poesia
non e' dedicatoria d'amore allo spazio esistenziale, al luogo, ma di pi¨ Ŕ coscienza di appartenenza al segreto intimo delle cose. E quel segreto
sta nel confine improbabile tra cielo e mare.
Abbastanza accentuati mi paiono i richiami letterari, alla poesia di Biagio Marin, per esempio, assolutamente in assonanza mi pare il viaggio di Saba che con il "suo" Ulisse, sente forte il richiamo del mare, la perenne attesa della scoperta, un atto non spasmodico, ansioso, ma di contro un'aspettativa serena, come quella del pescatore che paziente e saggio aspetta che qualche cosa sorga dalle acque.
Roberto Cardone sa cercare e sa aspettare le congiunzioni della ricerca, sa scandagliare tra le probabilitÓ e le improbabilitÓ, concentrandosi
un po' ossuto nel suo silenzio.
La ricerca poetica per Cardone Ŕ anche parola scritta , ma questa poesia nelle pagine del colore mi pare sostanziarsi maggiormente.
La voce classica Roberto Cardone, pare provenire da un realismo evidente.
Con i suoi richiami alla serenitÓ di Virgilio Guidi, con la consapevolezza tutta personale di non voler assomigliare a nessuno, ma allo stesso tempo di volersi richiamare alle esperienze pittoriche della storia, l'autore percorre i mari partendo dall'isola e non scorda mai - a mio avviso - che la prima isola e' proprio lui, se stesso, il suo onirismo, la sua chiave di lettura realista, il suo debito perenne all'azzurro in tutte le sue declinazioni, per una profonditÓ che si stempera in un chiarismo emozionante e palpitante.
E questa Ŕ l'isola. Come l'isola di Grado, l'isola Roberto Cardone sta tra cielo e mare, il suo cuore Ŕ molle, non lo costringono le cime delle "batele", Ŕ libero, ma Ŕ isola consapevole che quel ponte con l'altro, forse puo' essere solo artificiale. Non artificioso, anzi, senza dubbio possibile, ma in definitiva Ŕ un prolungamento dell'io.
Un ponte non assoluto.
Come si fa a cercare quando si Ŕ in tanti, magari tutti a far rumore. Roberto Cardone nella sua pittura sottolinea i valori del silenzio che sedimenta il pensiero. Non Ŕ il silenzio pausa all'ubriacatura dei suoni di questa stagione storica...ovvero, anche quello, ma molto di pi¨: non c'Ŕ qui il bisogno di ricaricare le batterie, piuttosto di rendere operativo il pensiero, di sussurrare una vecchia storia a se stessi per scoprire poi la forza dell'esplorazione.
Un'esplorazione continuativa, una ricerca incessante, senza esplosioni cromatiche, ma diligenti e progressivi raffreddamenti.
Una perlustrazione senza pause, attuata nei confronti di una laguna esistenziale dove vi sono solo pochi protagonisti:il principale, lui che guarda - ed Ŕ fuori campo - alcuni uomini in secondo piano, che lavorano, che non stanno mai fermi.
Chi guarda dall'esterno ha qualche cosa in comune con chi Ŕ osservato.
Chi guarda non Ŕ mai fermo con il pensiero, tutto teso a catturare istantanee dell'esistenza. Chi Ŕ guardato Ŕ irrefrenabile nell'operare, inquieto come una lirica di Patrizia Valduga, mobile .
Natura come approdo? Legittimo chiederselo, ma la natura assopita e non addormentata,che attende di essere trascorsa dall'uomo pescatore di
sentimenti e di ricordi, di memorie e ascoltatore del delicato suono delle onde. E il pescatore di Cardone butta ancora la rete perchŔ conosce che il mare rivela sempre nuove sorprendenti emozioni.Peschi oggetti e peschi pensieri, raccogli con le mani e poi rattoppi le reti perchŔ la vita ogni tanto ti lacera, ma tu devi proseguire la tua lotta per la sopravvivenza.
Ma devi saper discernere, le protagoniste non sono le tue mani, ma lo sono invece i tuoi pensieri,la tua caparbietÓ e la capacitÓ di razionalizzare, perchŔ peschi con la ragione. Il camice arancione Ŕ un diversivo, un fuori strada, un inganno artistico, un tentativo di tradurre in luce quello che invece Ŕ ombra e dubbio.
Per Cardone la laguna Ŕ ritorno nella coscienza, anzi direi, nella subcoscienza, perchŔ cio' che affiora emerge perchŔ c'era prima.
Nulla di nuovo tra sielo e mar.

Vito Sutto