Roberto Cardone
Tra Sièlo e Mar
Serra di Villa Revoltella - Trieste 8-31 maggio 2009

È tra sièlo e mar, tra pittura e poesia che si rimane sospesi di fronte alle opere di Roberto Cardone.
Una visione potente, che rimescola il reale e reinventa accentuati cromatismi, ci trasporta in un mondo fatto di aria e acqua nel quale gli uomini e le cose, pesanti retaggi di matericità, si collocano a fatica.
Artista che assomma due sensibilità, quella di poeta e quella di pittore, Cardone usa i colori e le forme come pura poesia e le parole, scelte e accostate una dopo l’altra come pennellate, per creare immagini.
L’oraziano ut pictura poësis ben si addice quindi ad una mostra in cui non solo l’artista padroneggia i due linguaggi artistici della pittura e della poesia, ma dove un continuo scambio tra i mezzi espressivi che usa di volta in volta ci rende i suoi ricordi, la sua visione della realtà, filtrata dalla sua sensibilità di pittore e di poeta.
Le pennellate lente e meditate si posano sulla tela in campiture piatte, secondo un ordine che ha in sé qualcosa di cosmico e di universale, restituiscono agli occhi dello spettatore nature morte, nudi, paesaggi e poi il tema che più fortemente caratterizza l’artista, forse quello a lui più caro: il lavoro dei pescatori.
Lo sguardo sulla realtà si allarga all’orizzonte e traccia i profili noti delle architetture o la vegetazione del litorale mossa dal vento, resa con tale immediatezza che sembra di respirare l’aria salmastra.
La luce dello sfondo, riflessa dal mare dall’acqua quasi bianca, permea di sé tutte le cose e liquefà i lineamenti, filamentosa pervade l’aria umida e fruga dove la materia si raggruma: le pieghe dei panneggi, gli attrezzi da lavoro, le carni.
Gli occhi restano abbacinati, come quando dalle nuvole esce improvviso un raggio accecante di sole.
Non è solo pittura di paesaggio, dove lo sguardo incantato sul reale viene restituito dalla tela agli occhi dello spettatore e che pure è un tema che deve farci riflettere sull’importanza della tutela delle bellezze paesaggistiche del nostro Paese, vere opere d’arte della Natura, che costituiscono una grande risorsa da proteggere e valorizzare.
Nell’arte di Cardone entra prepotente il tema del lavoro, purtroppo così attuale, nelle curve figure di pescatori, rassegnate alla fatica quotidiana, che dipinte a colori vivaci si stagliano nettamente dal fondo nebbioso dai colori lattiginosi e lividi, dal sentore di fumo e nebbia, quasi a simboleggiare la lotta dell’uomo con la natura a cui strappa ogni giorno il necessario sostentamento.
Come in istantanee colorate all’anilina un pescatore rammenda le reti, altri sollevano le cassette con il pescato ed ecco che un semplice, stanco gesto riesce a rendere la poesia della vita quotidiana.
Il pittore e poeta non si distacca però dalla realtà per isolarsi in un mondo di poesia, ma il suo sguardo sul reale, pur filtrato dalla sensibilità che lo rende lirico, non tralascia di approfondire la riflessione sulla condizione umana e sul suo rapporto con la natura, che è contrasto, tensione.
La pittura colta dell’artista si colloca nel solco della tradizione della pittura tonale veneziana, che priva di chiaroscuro, ottiene la profondità e il volume attraverso la modulazione dell’intensità cromatica ed è proprio il colore non naturalistico che aiuta a farci partecipare del suo mondo fantastico: la gamma cromatica di toni freddi blu e grigi, sostenuta dal disegno appena accennato, rende l’idea del distacco, dell’infelicità, della malinconia, il contrasto cromatico degli squarci di arancio e verde simboleggia la lotta incessante dell’uomo.
L’ Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste può farsi merito di aver realizzato un’importante iniziativa culturale: una mostra fortemente legata alla realtà del territorio, le cui opere ci conducono in luoghi, sospesi nello spazio e nel tempo, che ci aiutano ad essere più consapevoli di noi stessi e che la fanno diventare portatrice di valori universali.

Sen. Sandro Bondi
Ministro per i Beni e le Attività Culturali