I cromatismi esistenziali di una laguna fantastica
di Alvise Rampini

Le lagune hanno un loro fascino perché nella varietà e complessità degli elementi naturali di cui si compongono permettono di spaziare nella fantasia o di interpretare la realtà.
È una realtà cangiante ma supportata da una forte creatività può apparire nuova, sempre diversa.
È proprio qui la forza di Roberto Cardone, che pur amando riproporre lo stesso soggetto, lo presenta continuamente in modo originale, con un qualcosa di sorprendente ad ogni sua opera.
I suoi non sono di certo multipli, ma opere ben differenziate, con soggetti precisi, diversi nelle forme, nei cromatismi, uguali solo in quella “bricola” che si ripete in ogni dipinto come fosse una firma.
In effetti potrebbe sembrare strano scoprire che la prima sensazione è proprio quella della sorpresa, della novità, soprattutto da parte di chi ne conosce il talento ed anche stile e contenuti. Eppure la creatività cromatica non esaurisce negli stereotipi, bensì è in grado di rendere l’infinita mutabilità dell’ambiente lagunare sotto l’influsso di elementi che da visibili diventano metafisici.
La visione delle lagune è sottoposta all’incanto del magico dove l’artista riesce a cogliere quello che gli altri non vedono e non sentono, arresta il raggio di luce che trasforma il reale in irreale, nel sogno.
Siamo davvero fra cielo e mare, in uno spazio che non ha limite nella suo infinito.
Eppure il regno delle acque, così come si presenta, lascia sottintendere una sua componente misteriosa, un vivace e sorprendente movimento che vive sotto l’immobilità della superficie. Acque che, in tal modo, non diventano specchio soltanto di quel che c’è, ma si presentano con una dote di riflesso”di un canto, quello messo in versi da Biagio Marin e dagli altri poeti di terre confinanti con il mare e con il cielo.
Le maree sono a muovere l’incantesimo fra sommerso ed emerso, su quella linea dove si sviluppa l’invenzione artistica, dove nasce la lirica trasmigrante nel gioco dei colori, fra tenui ed intensi.
Al ritmo delle maree si muovono anche i soggetti umani, i pescatori, ultimi testimoni di un mestiere povero, umile, ma di grande dignità, portato a termine con sacrifici da uomini che sfidando la natura, la amano e dove l’artista vuole rappresentarli in una forma quasi anonima, non riconoscibile, quasi di rispetto in un dialogo culturale fra il vero e il trasfigurato. Sono atmosfere di incantesimo.
Tutto ciò è quel che traspare in Cardone, nel suo “poetar lagunare”, il cui talento sta proprio nel cogliere particolari che sfuggono a chi non sente il fascino di un mondo che non ha nulla in comune in luoghi stereotipati.
In effetti fra sabbie, barene, banchi, velme, isole, canali, bricole, vegetazione, approdi nascosti e romantici, esce l’itinerario di una ricerca costante ed appassionata che l’artista ha compiuto in tanti anni di esperienza.
Nelle lagune ci si muove al ritmo delle maree, non del sole che affretta le giornate con il suo succedersi di albe e tramonti, ma secondo il ciclo della luna. Ecco perché in Cardone la luce ha un effetto di evocazione magica sublimata dalla presenza della luna più che dal sole.
Si tratta di una trasformazione continua nella quale l’artista viene coinvolto emozionalmente e ad ogni sua nuova interpretazione ne rivela una inedita esperienza.
Infatti nella sequenza delle opere presentate ci troviamo di fronte a situazioni sentimentali che non hanno uguali, invitando lo spettatore ad abbandonarsi alla tenera soffusa visione di un mondo in continua trasformazione: ogni stagione con la sua luce, la sua atmosfera.
Le lagune di Roberto Cardone hanno uno spirito di inesauribile carica vitale che non si manifesta con esuberanza, ma sono in grado di avere un forte coinvolgimento.
È’un itinerario che salta i canoni del tempo e dello spazio, che stenta a materializzarsi in qualcosa di facilmente e banalmente riconoscibile, se non nelle profonde simbiosi fra uomo e natura, scopre il senso di una esistenza che procede senza fretta, con il ritmo lento ed eterno delle maree.
L’acqua è importante nella scelta dei soggetti e dei colori, perché copre e libera la battigia, diventando un forte simbolo di continua rinascita, di ripresa delle forze vitali e del loro continuo rinnovarsi. Si modellano riferimenti capaci di superare ogni stato d’animo per allinearsi al ritmo del vivere la laguna, con i colori testimoni fedeli della natura.
Ovviamente l’interpretazione dell’artista assegna ruoli di protagonismo che variano continuamente, lasciando trasparire, con un linguaggio talvolta onirico, segni diversi che dominano la laguna.
Cardone sa procedere, prima che con la tecnica, con le facoltà espressive, con calma, senza particolari tensioni, ma con una lettura incisiva che coinvolge di volta in volta mille particolari che possono sfuggire ad una lettura affrettata delle sue opere.
La trasfigurazione delle luci nella laguna, complice il gioco di riflesso delle acque, è un fenomeno davvero suggestivo che l’artista coglie nel momento in cui maggiormente diventa un messaggio di serenità, di tenero accostamento alla natura ed ai sentimenti, in quel piccolo universo cantato con intensità da Biagio Marin.
L’artista e il poeta compiono un cammino parallelo, navigano insieme fra cielo, acque, isole, barene, approdando sempre a qualcosa di nuovo e di eterno, a qualcosa che immediatamente si eleva e si ’esprime con i colori e con i versi.
I colori sono quelli dell’animo, sono lo specchio di una creatività che è frutto dell’attenzione, che si esplica nelle mille particolarità di un mondo acquatico.
Le barche lasciate nel loro approdo non sono abbandonate a se stesse, ma diventano emozione metafisica, segno di un lungo riflettere, di un’attività intellettuale prima che manuale. Ci si lascia andare all’oblio, al dolce immobilismo dei sensi in attesa del risveglio sotto altra forma e manifestazione.
L’arte sta nel saperli cogliere, nel metterli a disposizione della fantasia lasciando ai colori il compito di trovare forme e linguaggi diversi.
Con stile personalissimo, attento alla identità dell’ambiente gradese, perché sedotto dall’isola e dal suo”firmamento di incontaminate bellezze, Cardone dona alla tecnica del colore una forza interpretativa unica.
La manualità con cui distende la materia non è altro che una rilettura ideale di una scoperta ormai da parecchi decenni frutto di emozioni intimistiche.
Non è l’immobilità della palude, ma la vivacità della laguna dove l’umanità appare con mille forme di vita diverse e non cessa mai di meravigliare.
Roberto Cardone regala alla Grado di oggi e di sempre una dimensione che non è certo nostalgica, ma è un invito ad immergersi nella realtà fantastica di un ambiente dove l’arte non è solo una interpretazione, ma diventa parte di un paesaggio unico.