Roberto Cardone: ovvero l’arte dell’anima

Nella dedica dell’elegante catalogo della mostra “Roberto Cardone. Attimi di infinito” allestita nell’ottobre del 2006 nella prestigiosa storica sede della “Schola dell’Arte dei Tiraoro e Battioro” in Campo San Stae a Venezia, Cardone mi ha scritto: “Ciascuno mostra quello che è dagli amici che ha”.
Ed è questa filosofia di vita che felicemente accompagna i suoi dipinti, nei quali – in armonia con se stesso, con il paesaggio umano e la natura che lo circondano – descrive con delicatezza e sensibilità persone, cose, case, barche, serene e placide distese di mare, azzurri cieli percorsi da nuvole veloci.
Preparata - come le precedenti - con amore e con meticolosa cura, la mostra, che si avvale anche degli affascinanti, scenografici spazi della Serra di Villa Revoltella consentirà ad un largo pubblico di approfondire la conoscenza di uno dei protagonisti dell’arte regionale di questi ultimi tempi, protagonista tanto più valido quanto più silenzioso e discreto.
Gli si attaglia appieno quanto a proposito dell'artista ci ha lasciato in splendidi versi il grande pittore austriaco Egon Schiele: "Gli artisti percepiscono facilmente/ la grande luce tremante,/ il calore/ il respiro della vita/ ciò che appare/ e ciò che scompare./ Intuiscono/ le somiglianze/ delle piante/ con gli animali/ e degli animali/ con gli uomini,/ e la somiglianza degli uomini/ con Dio./ Non sono eruditi/ che per ambizione,/ sfogliano libri/ sono se stessi."
L’universo creativo di Roberto Cardone, meditato, attento alla forma (solide le sue basi tecniche, frutto della giovanile frequentazione della bottega di un vecchio pittore e dello studio appassionato della tecnica dell’affresco in anni più maturi), è quanto mai ricco di contenuti.
“Che l’arte nasca dalla gioia o dal dolore – ha scritto un pittore nel secolo scorso - non ha importanza: basta sia frutto di indefesso e profondo lavoro.” Lavoro grazie al quale anche Cardone ha potuto maturare una propria precisa poetica approdata in dipinti in cui compaiono ariosi paesaggi di largo respiro, in primis della incantata, fascinosa laguna di Grado, nature morte di grande impatto emotivo, enigmatiche e indecifrabili figure di pescatori senza volto intenti al duro lavoro.
Una poetica consolidata, la cui fedeltà all’espressione figurativa non significa chiusura nei confronti dell’oggi, o delle facili e passeggere mode di un giorno, ma impegno a mantenere vivo l’eterno ruolo dell’artista, quello di "cantore" dei valori tradizionali ed universali, presenti e validi nella società che lo circonda, dei tranquilli ritmi di una serena quotidianità.
Una pittura che si dispiega in forme liriche, ma decise e costruttive, e che può essere definita l'arte dell'anima. Una pittura senza tempo, e proprio per questo destinata a durare.

Giuseppe Bergamini