Il progetto editoriale Porto Franco - il giudizio critico di Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi a Palermo

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha presentato a Palermo "Porto Franco". Gli artisti sdoganati da Sgarbi» (EA Editore, pagine 448 a colori, distribuzione culturale), un corposo volume che raccoglie le opere (con relativo corredo critico) degli artisti scelti dal critico tra i circa 1000 che hanno partecipato all'edizione 2013 della Biennale Internazionale d'Arte di Palermo

ROBERTO CARDONE

E’ pittore di mare per antonomasia Roberto Cardone, malgrado i natali in un luogo saldamente terrestre, Udine, e la trattazione di soggetti artistici, mi dicono, anche diversi da quelli prediletti, come, ad esempio, i nudi femminili. Il mare, nel suo caso, è evidentemente una scelta, seppure condizionata da ragioni affettive, l'amore transitivo per il luogo di provenienza della madre, Grado, con la sua laguna, i suoi pescatori, i casoni di paglia in cui qualcuno di loro ancora abita. Da Grado, la passione per l’acqua salata di Cardone, uomo di banca nella vita ordinaria, è giunta a contemplare il vicino Adriatico a portata di gita domenicale, da Trieste a Venezia, proiettandolo idealmente a qualunque altro contesto marino. O meglio, qualunque contesto con caratteristiche similari. Perché, benché figlio dell’Adriatico. dunque nipote di primo grado del Mediterraneo, si ha la netta impressione che il mare dipinto da Cardone voglia rimarcare la propria appartenenza genetica al Settentrione del mondo. Potremmo dire che le rive e i pescatori di Cardone, protagonisti frequentissimi delle sue raffigurazioni, sarebbero concepibili anche se avessero a che fare con le coste dello Jutland o della Cornovaglia. Molto più difficile pensare che quel mare sia lo stesso di Siracusa, Santa Maria di Leuca o Corfù, malgrado siano tutti luoghi chilometricamente meno distanti da Grado e Trieste di quanto non siano la Danimarca o la terra d’Albione.
Perché ci risulta difficile identificare il mare di Cardone con il nostrum a cui siamo più abituati? Proprio per il fatto di trasgredire una consuetudine che è allo stesso modo cromatica e culturale. Per tradizione, il Mediterraneo viene rappresentato visivamente nel modo in cui ci hanno abituati a concepirlo, ossia come un mare caldo, estivo, intento a distribuire il calore del sole al paesaggio costiero come ai suoi abitanti, che finiscono per serbarlo dentro come per volerne ricavare un tratto caratteriale. Il mare di Cardone è invece invernale, predilige le tonalità fredde, tendenti al bianco del ghiaccio, esasperando, nel rifletterlo, il nitore di cieli regolarmente coperti. Ed è sempre calmo, come una tavola, qualche volta come un’immensa distesa di latte. Se non fosse che Cardone è poco sensibile al senso del sublime romantico, dunque al fascino agitato dello sturm und drang, si potrebbe dire che il suo mare abbia una veste cromatica piuttosto simile a quello di Caspar David Friedrich, ovvero a ciò che in pittura va ritenuto quanto di più nordico si possa immaginare. Col che capiamo che per allontanarsi dalla tradizione con cui è stato rappresentato e concepito il Mediterraneo, Cardone non ha inventato
qualcosa di inedito, ma, in maniera consapevole o meno, si é inserito nel solco di un’altra consuetudine culturale, quella per cui è stato rappresentato e concepito il mare del Nord, storicamente certificata da esponenti esemplari come Friedrich. Quando poi ci accorgiamo che questo Nord non è necessariamente un concetto geografico, potendo riguardare terre che stanno anche all’estremo Sud del mondo (la Patagonia, per esempio), o ricordando che un poeta non meno romantico e nordico di Friedrich, per quanto di diversa generazione e formazione. Rainer Maria Rilke, vedeva le coste della Venezia Giulia non troppo diversamente da quelle di Capri, ci appare finalmente chiaro che il nordismo del mare di Cardone è, fondamentalmente, un elemento mentale, un modo di trasporre la fisicità di un effettivo referente di natura in una dimensione altra, ultrasensoriale. Quel colore, quella staticità, sono i correlativi visuali di una contemplazione lunga e profonda, silenziosa, imperturbabile, nordica, per l’appunto. Così come è mentale il fenomeno trasmutativo, il più peculiare dei dipinti di Cardone, per cui la gente di mare, i pescatori in special modo, tendono a perdere i connotati distintivi per assumere quelli dell’elemento, a questo punto metafisico più ancora che reale, con cui sono a continuo contatto. Il messaggio mi pare esplicito: il mare non è solo al di fuori di chi frequenta, finisce per entrare dentro le loro persone, dentro le loro anime, quasi come se fossero contenitori trasparenti del suo liquido. Se ce qualcosa che si oppone a questa continuità, sono gli oggetti, che conservano la vivacità di colori anche realistici, ma improvvisamente fuori luogo in quel dominio assoluto del tono freddo. Loro sono la materia, per quanto può essere nobilitata dal lavoro dell’uomo.
Il grande spirito, albino, è altrove.

Vittorio Sgarbi - dal volume PORTO FRANCO