Roberto C a r d o n e
GALLERIA D’ARTE “ I DIOSCURI  – ROMA
di Marta Mauro

Dipingere, oggi, per necessità interiore. Scegliere un "mezzo" con il quale indagare nel proprio spirito e nella memoria alla ricerca di quei segni - in parte sommersi -che fanno dello spazio del mondo un habitat per l'uomo. Lasciar affiorare i colori, le presenze, i silenzi che si sono andati depositando nell'arco della vita come segni dell'uomo nella natura amata, non violentata, ma definita dalle pazienti vicende di ciascuno, in corale armonia. Non è idillio la pittura di Roberto Cardone, non è evasione dai problemi della vita e dalla realtà storica verso un mondo ideale, lontano dalle passioni e dalle ansie dell'esistenza. Non è mai una fuga ai dilemmi del nostro tempo. Semmai in essa si avverte la necessità di dimenticare (non eludere) e, fortissima, la possibilità di ricordare. Ma per ricordare è necessario aver sedimentato, con l'occhio
attento e il cuore disponibile, gli spazi, i luoghi, le persone e le cose che popolano e segnano la realtà. Avere fatto propri i sentimenti e le attese di questo microcosmo del quale distillare l'essenza e il battito vitale. Roberto Cardone ha scoperto questa necessità di comunicare quando era giovanissimo. Le forme, i colori continuano oggi ad essere - oltre il fare e l'agire quotidiano - gli strumenti con i quali egli si riserva lo spazio per indagare e riflettere, per intuire e progettare. Per dare corpo e forma visibile al proprio immaginario attraverso l'intuizione, come forma di conoscenza priva di ogni elemento concettuale, primo momento aurorale della conoscenza stessa.
Il mondo poetico di Roberto Cardone si esprime in spazi di grande respiro, in sè compiuti e universali: cieli densi di nuvolaglie levantine, acque che ne riflettono il morbido trascolorare, isole di laguna dai percorsi dolci e sinuosi che appena punteggiano e definiscono una parte di orizzonte, barche e reti che parlano dell'uomo e pescatori pazienti nella quotidiana fatica, testimoni che affermano la natura inconsapevole di sè; e la città di Grado, antica e viva nel suo millenario rapporto con il mare dal quale trae motivo della sua stessa esistenza.
Pittore di memoria, Roberto Cardone realizza da anni, con le sue tele, i capitoli di un grande poema dedicato alla laguna gradese dove l'uomo-pescatore è sempre protago-nista come metafora del paziente accettare. Alcuni elementi ricorrenti, spesso le "bricole" che punteg-giano rassicuranti la distesa dell'acqua, possono apparire simbolici, ma non sono rappresentativi di entità astratte: sono invece punto di riferimento e concreta presenza. Così le barche e le reti, gli oggetti, le case, e ancora gli uomini dai volti non detti: un uomo, un pescatore, tutti gli uomini, sospesi nel loro eterno attendere e sperare. Anche la tecnica di Roberto Cardone è interessante e singolare, e ci sembra particolarmente indicativa del suo modo di essere artista. Crediamo che proprio nello sforzo del trasportare e concretare le proprie intuizioni in forme e colori, usando i mezzi più consoni al comunicare emo¬zioni e sentimenti, si esprima la "grandezza" di ogni artista, preso tra gli inevitabili umani limiti del tradurre e il superamento degli stessi. La lunga frequentazione con le tecniche dell'affresco ha creato in Cardone le premesse al suo modo di trattare la pittura ad olio. Sulla tela non preparata il pittore stende i cieli a pieno campo e su questi, usando colori da tubetto, con la velocità e la pastosità proprie della pittura murale, trascrive le immagini delle sue emozioni. Sono quindi risultati particolari che dell'olio rifiutano la brillantezza e la possibilità di sovrapposizioni, che dell'affresco conservano la velocità d'esecuzione e la superficie pastellosa e assorbente.
Una pittura da godere di quel godimento degli occhi e della mente che è di tutte le sincere e vissute evocazioni; in essa c'è la forza che ha l'arte di parlare a tutti un linguaggio del quale ciascuno si appropria secondo la propria singolarità. Una pittura dove la memoria filtra la perenne emozionante attesa della vita.