Attimi di Infinito
di Vito Sutto

C'è un posto meraviglioso nella terra sconfinata di Roberto Cardone, una periferia misteriosa e amica, un cuore di sabbia e di mare, con un fragile confine tra cielo e terra, un'isola dei desideri e dei ricordi, dei richiami e dei rimandi onirici.
E' un paese senza volto dove forse nemmeno gli uomini hanno un volto, una terra semplice e marinara, con la gente che prepara perennemente un viaggio o una gara esistenziale o una partenza per uscire in mare a pesca. In questo paese i colori sono rarefatti e l'implacabile materia si coniuga con il pensiero, come se sfilate e docili le cose scorressero nella mano del pittore.
Ed egli è un illusionista dalla traccia improbabile, come se fosse il figlio di quel chiarismo che fu, ed egli, l'artista vive nel suo soffuso mondo di silenzi e di impalpabile identità .
Cardone non dipinge un luogo, una città , un paese, Cardone è uomo di frontiera che sa caratterizzare l'essere e sa attendere il divenire. Le sue periferie dell'anima lo portano in un quid inquieto e docile, in un'immaterialità non colpevole, per cui solamente la risacca può restituire un' ombra di respiro a quel domandarsi senza limite che cosa possa essere la vita.
Personalmente credevo che la pittura di Cardone avesse rappresentato la temperie di un ricordo di luogo, magari una sede della memoria, un richiamo ad un passato più o meno lontano, che magari possiede persino la garanzia dell'indirizzo, luogo giorno,data, ora. Il fascino indeterminato e incolpevole della pittura di Cardone, in quel luogo mi porta solamente come pretesto...una vecchia città con i massi che la difendono dalle mareggiate è solo l'opportunità , la sfida è altro, l'approdo tanto diverso. La condizione esistenziale , l'essere isola, poi è altra cosa.
Perchè l'artista puo' essere isola in quanto pur animoso e tempestato dai mari, deve confrontarsi con i silenzi del mare, con le bonacce interminabili. E allora è intermittente l'emozione come i laceranti colori realistici inclini all'azzurro e all'arancione, ai rossi e ai gialli, con quel colore che come il silenzio dura un attimo pur risentendo una luminosità che pare ammonizione eterna.
Il velo malinconico di Roberto Cardone si scioglie nel sole del suo villaggio di mare e di cielo, villaggio amato, villaggio dei ricordi, golfo di poeti, sede di amori lontani, laguna impercettibile,sogno esistenziale. C’è indubbiamente, ed è opportuno rivelarlo anche in questa seconda pubblicazione sull’artista, un velo onirico, un sogno antico, ma anche un profondo incanto e una suggestiva meraviglia nell’osservazione silenziosa di questo mondo fatto di cielo e di mare,un vero attimo sfuggente di vita in un universo che è un’urna d’acqua, perché questa terra di frontiera tra cielo e mare, tra astrazione e concretezza è veramente una minima parte dell’universo.
Ma vi può essere persino una lettura simbolica del mondo e dello scorrere del tempo che Cardone vorrebbe esorcizzare, consapevole che questo scorrere drammatico incede rapidamente verso una fine che vorremmo tutti frenare e disarmare.
Disarmare il tempo che scorre e che lascia le ferite talvolta inguaribili, frenare lo scorrere dell’acqua della quale ci possiamo bagnare solamente una volta.
La laguna per Cardone è un piccolo compendio dell’universo perché contiene tutto, soprattutto i quattro elementi della vita che in ogni tempo storico , indipendentemente dal mutare degli orientamenti filosofici, rimangono acqua terra aria e fuoco.
E il fuoco è qualche volta dentro l’anima, oltre la soglia impalpabile del pensiero, oltre lo scorrere implacabile del tempo che nega l’esistente ma, mentre lo fa, riconferma l’avvenuto, rinfocola il ricordo, rompe gli argini dell’emozione, trasferendo i corpi e le anime nel flusso mobile e turbolento della storia, di quella fatta per i grandi avvenimenti e dai grandi avvenimenti e di quella sofferta, stigmatizzata, approvata, dall’io comune.
Vi è probabilmente un incontro-scontro tra l’io collettivo e l’io individuale nelle pagine pittoriche di Cardone, perché il mondo è rappresentato dall’artista ma talvolta sembra emergere con un rispettoso distacco, quasi una diffidenza o un rispetto umano il cui asse gravitazionale determina una distanza o addirittura lontananza, per cui il descrittivo non è narrato ma pensiero, non è azione ma stasi in attesa del nuovo dinamismo.
Guardare da fuori dentro, anche questa potrebbe essere una chiave di lettura dell’artista che ci consegna questo chiarismo colto, amico e distaccato, triste sentire il mistero delle cose.
La solitudine esistenziale in cui si muove Cardone con la sua opera, sembra un sospiro, una pausa, perchè la vita è cosi lenta e pensosa e i pescatori sembrano attendere ad un rituale.
Uomini senza volto ma allo stesso tempo delineati precisamente come uomini, offrono il loro cuore al vento di questa terra che non c'è, di questa isola misteriosa, di questo territorio magico laddove non è pubblico ma privato ogni sogno, ogni sentimento, ogni piega di sofferenza, ogni risvolto di dolore e ogni sapore. Insomma una pittura simbolica con nessun tratto né realistico né folclorico.
In questo senso la pittura di Cardone mi sembra proprio percorrere la strada dei chiaristi della prima metà del novecento. Chi volesse andare con la memoria a Pio Semeghini, a Renato Birolli al Del Bon potrebbe ricordare che quel sottile filo di nebbia che sembra ovattare tutti i quadri di questi autori di confine tra la terra lombarda e il Veneto occidentale, non nascono da una semplice descrizione della vita ma di più rappresentano quel malinconico sentire lo scorrimento dell'esistenza con i suoi detto e non detto, materializzato e spiritualizzato.
Credo che anche Cardone in parte possa essere confrontato con questa ricerca di verità profonde che appaiono soffuse, di palpitare lontano di scaglie di mare. Con la solerzia del lavoratore instancabile Cardone produce pensieri e materializza solitudine e malinconia in una scelta che non è mai di maniera, ogni gestualità di una figura che compare nel quadro è attentamente studiata, ma in una perlustrazione intima e raccolta, al di fuori da citazionismi o da applicazioni il cui taglio possa anche solo vagamente apparire fotografico.
Gli attimi sfuggenti di Cardone sono sentimenti, rovesciamenti dell'io nella cosa e soprattutto percorso di conoscenza della figura. Naturalmente bisogna ribadire la vocalità della memoria, per cui questi quadri raccolgono anche il vissuto personale del pittore che con la terra del sogno e del colore ha costruito la sua avventura. E in una terra di memoria ci sono anche le persone, anche se buona parte di esse sono cambiate e la percezione del villaggio si dilata e si annuvola per il sorgere di nuove luci e di nuove ombre.
Custode di memorie di certezze e di attese laceranti, Cardone proietta tutto il suo animo in questa pittura apparentemente di paesaggio, ma concretamente colma di pieghe interiori,solitario naufrago della memoria cerca appigli umani e sembra essere persino certo dell'ineluttabilità dei percorsi obbligati, come se ci dicesse che nel cosmo ognuno ha il suo ruolo, qualcuno agere e qualcuno altro cognoscere, l'agire e il guardare, l'eterno conflitto tra costruire e pensare, tra azione e filosofia.
Come sia possibile risolvere questo eterno conflitto tra teoria e prassi il pittore non dice. Certamente ci lascia qualche indizio: in definitiva l'agire, il facere è anche quel produrre dinamico e operativo, quello sporcarsi le mani con i colori metallici, con gli azzurri sgargianti,con gli arancioni semaforici, con quelle linearità che sottolineano il fragile confine tra cielo e mare che in realtà confine non pare perché piuttosto vedi l'uno proiettato nell'altro, l'uno in continuità con l'altro. Il pittore è sempre un po' operaio per quanto raffinato e intellettuale sia il suo agere. Cardone è sempre prima filosofo e poi pedagogista, rispettando un ordine quasi prestabilito, il pensiero anticipa la produzione, il sogno la cosa vera.
Ad occhi socchiusi Cardone guarda la realtà e quando li apre completamente essi negano il sogno e suggeriscono solo la realtà .
Credo inoltre che l'arte di Cardone non sia condivisione. L'uomo è solo nel suo percorso nessuno lo puo' aiutare anche se qualcuno potrebbe intervenire. Cardone non accetta il sonno della ragione in se stesso ma nemmeno il travolgimento tecnologico,conservatore della figura, desidera evitare i semplicismi narrativi, quindi perennemente vive lettere di plastica e di sasso, costruendo il suo domani pittorico nell'alveo del fiume di pietra della sfida perenne, nella consapevolezza che ogni meccanicismo salta sul carro del manierismo. Essere tradizione pittorica, continuità con il novecento e allo stesso tempo innovazione luminosa; essere tutte e due le cose, la periferia e i gangli vitali, i muscoli e il cuore