C'è ancora spazio, nell'arte del nostro tempo, per una pittura di antica tradizione, fatta di luce e di colore, di abili segni e di buoni sentimenti, da godere con gli occhi e con il cuore? Una pittura "onesta", frutto di una serena e pacata visione della vita e del mondo, lirica traduzione visiva di meditate esperienze, di sogni a lungo accarezzati, di una convinta adesione ad espressioni artistiche in cui il "saper vedere" e il "saper fare" si fondono in un organico, gradevole contesto? Una pittura che non sia frutto di malintesi modernismi, di pre-giudizi (come li chiamava Leonardo Sciascia) di carattere latamente social-politico-filosofico e di assurdo rifiuto di tutto ciò che è stato?
Se questo spazio c'è, allora ha ragione di esistere e trova un suo ruolo preciso anche la pittura di Roberto Cardone, incentrata per lo più sul paesaggio, una pittura che dev''essere considerata, ai nostri giorni, non già rétro ma anzi coraggiosamente controcorrente.
È in atto da qualche tempo una rivisitazione delle arti figurative del Novecento friulano che alla fine permetterà di esprimere attendibili giudizi sul secolo trascorso, collocando nello spazio di loro competenza i veri protagonisti, recuperando movimenti ed interrelazioni, ricostruendo il tessuto - anche minuto - nel quale tutti si trovarono ad operare, il momento storico-politico e l'ambiente socio-culturale che ne condizionò la vicenda umana ed artistica. Verrà storicizzato dunque il Novecento, anche quello più vicino a noi, e più chiare appariranno di conseguenza le linee di pensiero entro le quali si è mossa la cultura figurativa friulana, a partire dal paesaggismo accademico di matrice veneziana d'inizio secolo, tenuto in non cale fino a pochi anni fa ed oggi giustamente rivalutato.
A questo genere di pittura, che in Friuli ha sempre avuto appassionati interpreti, si accosta Roberto Cardone, pittore per anni pressoché sconosciuto al largo pubblico sia per aver privilegiato l'impegno professionale nel campo bancario, sia per l'assoluta mancanza di protagonismo e l'incapacità di gestire anche in termini "commerciali" la propria immagine di artista gradevole e coerente nell'evoluzione stilistica.
Il suo mondo poetico è fatto di paesaggi ariosi di largo respiro, di nature morte di grande impatto emotivo, di nudi voluttuosi, di enigmatiche e indecifrabili figure di pescatori senza volto intenti al duro lavoro. Ma la fatica, che pur si avverte nelle spalle curve degli anziani pescatori e nelle pesanti cassette di pesce che essi sollevano da terra, si perde nel colorato contesto dell'ambiente di lavoro, e si compensa nei gesti tardi, abili ed amorosi di chi rammenda le reti.
Il mondo fascinoso dell'Isola d'oro, con le sue processioni, il suo vivace mercato, i suoi pescatori, la sua dimensione umana, parla direttamente al cuore dell'artista, che trova anche nel paesaggio lagunare motivi di forte ispirazione. Nascono così quadri dai colori talora violentemente contrastati, talaltra tenuti su accordi tonali che paiono assorbire ogni elemento visibile, in dimensione spesso grandangolare.
Larghi stesure di colore quasi unitario, con minimi chiaroscuri, costruiscono uomini, case e cose lasciando al riguardante il compito di definire i dettagli. Nota accattivante e suggestiva che rende oltremodo personale la pittura di Roberto Cardone.

Prof. Giuseppe Bergamini
Presidente della Triennale
Europea dell'Incisione