Va detto che l’arte è costituita da quell’intreccio di emozione e vibrazione,accensione e sogno, riposo,quiete.
Penso che Cardone invochi idealmente tutte queste muse, abbracci attivamente tutti questi modi di essere ,che sono complessi e persino contradditori in tutti gli artisti, dunque anche in lui.
Perché l’emozione, la vibrazione e l’accensione sono categorie spirituali che all’artista Cardone conferiscono una profonda urgenza di attività, un bisogno di concretezza, di manualità, di legame speciale tutto pragmatico con la materia, con il disegno e con il colore.
Perché il sogno, il riposo e la quiete sono invece l’area del pensiero, la zona di attesa precedente alla costruzione di un quadro.
Un quadro che quando va..va.. decolla irresistibilmente quasi rabdomantico tra le dita della mano, come il pennello che senza descrizioni a matita da seguire, vola sulla tela, mentre scivola l’olio come il pensiero.
La qualità dei materiali ha il suo peso per questo autore intellettuale,circondato da una biblioteca “ abbaziale “ costituita da migliaia di volumi, perché solamente chi legge profondamente e molto, può costruire per sé quella personalità che è presupposto alla vera scoperta di se stessi.
La pittura è scoperta di sé e come fa l’artista ad essere tale se non si scopre se non si scruta ?
Forse il mercato o la critica d’arte più smaliziata possono sostituirsi alla cultura ?
Cardone ha cominciato dal versante giusto, ha cominciato da una storia personale della pittura che ha vissuto sempre, fin da giovanissimo come esigenza, nutrendola di conoscenza e sapienza, accostando ogni giorno allo spirito la materia prima che si traduce in pensiero e conseguentemente in azione.
Questo dovrebbe essere il percorso di tutti gli artisti se vogliono chiamarsi tali, altrimenti il cammino può essere estro, fantasia, manualità, furbizia,artigianato ma non Arte.
Tutto ciò Cardone non è, giacchè la sua arte e costituita di pensiero e la fantasia non è giustificazione sciocca ma intimo rapporto tra – lui – Roberto e la cosa.
Indipendentemente che sia la mano di un pescatore, la rete, la sabbia di una barena, la “cosa” per Cardone riveste un significato profondo da scoprire e da svelare.
Va quindi immediatamente detto che questo figurativo, apparentemente abbastanza tradizionale, lo puoi scoprire leggero come l’anima, velato e svelato, sospiro del vento nella laguna della vita.
Probabilmente qui risiede la motivazione dell’amore profondo di Cardone per Grado, perché forse per Cardone la vita è come una laguna, con la sabbia che ti scivola sotto il passo, con la melma, ma anche con ricadute nel più profondo, poi tempeste, piuttosto annunciate che improvvise, poi pause e isole solitarie, poi ancora diverse grandezze di territorio a noi circostante…e su tutto il sole e l’amore che non passa mai tra cielo e mare, in mezzo, azzurro, come nel testo di una celebre lirica di Biagio Marin.
La laguna non è isolata da tutto perché tutto fa parte del grande immenso mare che è parte del mondo, ma la laguna è appartata come l’artista Roberto Cardone, cordiale e ospitale anche nei suoi quadri, come nella vita, ma riservato e nella sua generosità schivo e pensoso.
In questa prospettiva appaiono i suoi quadri a tutto pieno e anche le sue poesie contestualizzano il pensiero, per cui la cultura immanente all’autore non si sprigiona violenta ma fuoriesce in punta di penna, garbata un po’ triste e malinconica ma non pessimisticamente drammatica, costruita di luce e di ombre, raccontata piuttosto che conclamata, attesa semplice, fuori da intellettualismi che spesso nascondono il nulla eterno, di una leggibilità immediata, fluida ma non semplicistica, mentre di sghimbescio puoi osservare gustosi quei simbolismi che senza carica enfatica costituiscono l’ossatura della poesia del novecento, maggiore o minore che sia stata considerata dalla critica
Ha ragione Vito Apuleo, quando sul Messaggero di Roma ( recensendo una mostra personale di Cardone ) pubblica un testo e parla di “ sincera emozione “
Riferendosi nuovamente alla sua pittura dobbiamo sottoscrivere sia l’emozione che la sincerità.
E’ importante, perché Roberto Cardone è un artista in un certo senso in “ prestito “ , data la sua provenienza dal mondo dell’economia e della finanza : ma anche Italo Svevo vendeva vernici per navi, anche Eugenio Montale faceva il conservatore di biblioteche, Carlo Sgorlon era un insegnante, ma rimasero profondamente artisti; Giovanni Pascoli, Eugenio Montale, Pierpaolo Pasolini usarono il pennello per esprimere la loro identità.
Identità e sincera emozione suggellano anche Roberto Cardone in un percorso all’inverso rispetto alla logica del lavoro, della finanza e della contrattazione, ma anche qui apparentemente opposto, perché proprio quel vivere richiama l’urgenza di un rifugio in un urna di sabbia e di acqua, mentre del resto quel vivere implica anche una logica rigorosa e rispettosa delle regole.
E le regole del mondo, ecco che rientrano tra le categorie dello spirito e agiscono nella pittura e nella poesia suggellando chiarezza, sincerità, serietà profonda, consapevolezza di appartenenza ad un universo e ad una storia, individuale e collettiva allo stesso tempo.
Cardone realista ? Guardando i quadri di Cardone emerge un dato oggettivo, appare lucidamente davanti a chi guarda l’immediatezza del narrato, in alcuni passi l’intensa emozione di una” bicicletta “ offre rimandi persino al neorealismo.
Ma Cardone elude la predicatoria politica neorealista e la facile retorica, per riscoprire intimamente l’oggetto.
La pittura di Cardone è carica di oggetti, li si guardi e li si scopra per delineare la personalità di Cardone stesso, osservatore attento e vivace amatore delle “ piccole cose “.
Le barche si disegnano quasi da se, in un’immediatezza genuina e giocosa persino, un fiasco o uno sgabello appaiono quasi come un sogno, le “ bricole “ sono talvolta accenni, talvolta segni tracce, oppure ancora oggetti espressione di una fissità sconvolgente, nel loro essere stortamente piantati sulla laguna.
La rete del pescatore è anch’essa espressione di un’oggettività vera,realistica dunque, ma anche simbolica, traccia di trame e di fili impercettibili.
E poi il cappello del pescatore, quella “ bareta “ che era stata anche di Biagio Marin….
……” Deghe la bareta a quel omo, per il sol e per il vinto ghe vol la bareta “
(“dategli il berretto a quell’uomo, per il sole e per il vento ci vuole il berretto”).
E Cardone offre il berretto nero, rigorosamente marinaro e gradese. E le sartie delle barche svettano appena accennate o marcate, tracce indelebili nel cielo della laguna e del porto.
Non è poesia clamorosa quella di Cardone. E per poesia intendo soprattutto quella dei quadri, senza dimenticare, come accennavo precedentemente all’annotazione scritta.
Non clamore ma delicato silenzio, pausa, riparo, quasi necessità dell’anonimato come appare spesso nel volto dei pescatori, nascosto alla folla.
Va precisato questo aspetto, perché Roberto Cardone tratteggia anche con pienezza realistica i volti e sa proporre disegni precisi.
Ma è poetica la scelta dell’anonimato nel volto dei pescatori, rifugio, timida negazione del vero, come quelle isole appena accennate, Barbana indefinita quasi immersa nella foschia degli azzurri lievi e desolati.
Ed è qui che a mio avviso esplode dentro l’artista un rimando storico fortissimo ed indelebile alle tematiche e agli sviluppi del pittore veneziano Virgilio Guidi.
La storia dell’arte è fatta anche di rimandi e gli sviluppi della poetica di Cardone non mi sembra che possano sottacere quest’essenza che mi pare profonda, certa e consapevole.
Alla luce diafana che penetra nelle cose nulla si oppone, ma tutto sta in armonia, silenzio e serenità, la cosa e il suo simbolo.
Cardone è un profondo conoscitore della “ cosa “.
Queste le evidenze, che credo di aver soltanto spiegato in quanto l’evidenza è tale poiché, appunto, appare così a tutti.Dunque credo non ci sia alcuna forzatura da parte critica ma solamente consapevolezza che Cardone si scopre e si ammira cercando di conoscerlo senza apriorismi, i quali presupposti ci possono far perdere di vista l’intima e delicata poesia di questo autore.
Per questa analisi ritengo che le lagune e le vite offerteci dall’artista non siano un superficiale inno al paesaggio, ma una profonda e malinconica essenza della vita stessa, perché la vita è azione, gestualità, pensiero, riflessione, mentre da altro verso la pittura è ricerca e offerta di luce.
Roberto Cardone va scoperto e prima ancora cercato nel delicato mistero delle cose descritte, disegnate, accennate, tra i colori dei sogni e delle attese


Vito Sutto